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I messaggi dei musicisti alla morte di Charlie Watts

today26/08/2021

Sfondo

Da Paul McCartney a Elton John, il mondo del rock ricorda in massa Charlie Watts, il batterista dei Rolling Stones morto ieri a 80 anni, poche settimane dopo l’annuncio che non avrebbe partecipato al tour americano del gruppo.


Oltre ad avere diffuso il comunicato dell’agente di Watts, i Rolling Stones si sono espressi soprattutto tramite le immagini. Hanno cambiato radicalmente l’aspetto del sito ufficiale del gruppo, dove ora compare solo una grande foto del batterista. Sui social, Mick Jagger ha postato una foto dell’amico sorridente seduto dietro alla batteria.

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Ancora più significativa la foto scelta da Keith Richards: il drum kit senza nessuno che lo suoni, con la scritta “closed”.

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Paul McCartney ha postato un video di un minuto: «Charlie era una roccia».

Mike McCready dei Pearl Jam spiega che i «Rolling Stones sono sempre stati il mio gruppo preferito e Charlie era un motore del loro groove assieme sottile e pesante».

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Elton John ricorda un grande batterista e un uomo che aveva stile.

Joan Baez posta un suo ritratto di Watts e lo chiama «un principe fra i ladri».

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Pete Townshend ha elaborato su Instagram i suoi sentimenti. A fianco della foto di un arcobaleno si legge: «Luna piena. Arcobaleno. Sempre un segno. Charlie Watts ha pianto al funerale di Keith Moon. Vorrei essere capace di farlo io oggi. Invece voglio solo dirgli addio. Non era un batterista rock, era un batterista jazz ed è per questo che gli Stones swingavano come la band di Basie! Era un uomo adorabile. Dio benedica la moglie e la figlia. Scommetto che mancherà anche ai suoi cavalli».

John Fogerty ricorda di aver visto per la prima volta gli Stones nella Bay Area nel 1966.

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John Densmore dei Doors lo chiama mentore e ne evidenzia le radici comuni: batteristi amanti del jazz che però facevano rock.

I Duran Duran ne lodano la grazia, lo stile, la dignità, la compostezza.

Ryan Adams ricorda il tempo passato in sala d’incisione a Los Angeles nel 1997, gli Stones registravano Bridges to Babylon, lui dava gli ultimi ritocchi a Strangers Almanac dei suoi Whiskeytown. Quando si annoiava di sentire i mix degli Stones, Watts passava a salutarlo e gli parlava di monete e mocassini.

«I groove parlano per lui», dice Lenny Kravitz.

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In Italia, Vasco Rossi scrive: «Non morirà mai Charlie Watts!! La sua “semplicità” era, come diceva Oscar Wilde “l’ultimo rifugio del complicato”».

Ligabue lo chiama «l’anima “buona” degli Stones e allo stesso tempo un batterista insostituibile».

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Cesare Cremonini posta la lingua degli Stones e la scritta «We all love Charlie Watts».

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Scritto da: Redazione


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