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CLASSIC HIT

Montagne verdi di Marcella Bella

today16/08/2021

Sfondo

“Montagne verdi”: 1972, Bigazzi – Bella, Ed. Melodi

1972: uno degli anni più difficili per il Festival della Canzone Italiana.

Il festival passa nelle mani della giunta comunale di Sanremo, che licenzia Ezio Radaelli e Gianni Ravera, e nomina direttore artistico Vittorio Salvetti.

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Questi elimina stranieri e accoppiate di cantanti, e dà maggior peso alla giuria. I discografici citano in giudizio il Comune. Intanto Claudio Villa crea un sindacato dei cantanti e cerca di organizzare uno sciopero contro le selezioni “assolutamente non cristalline”. Il tentativo fallisce, e il “reuccio” dichiara: “Quando vorrò insultare qualcuno lo chiamerò cantante”.

Ma c’è un altro problema, ben più importante delle selezioni: Sanremo non piace più. Il Festival fa vendere sempre meno dischi: i cantanti italiani primi in classifica nel 1971 (Mina, Battisti e De André) ne hanno prese le distanze. E del resto i giovani che seguono i gruppi rock più in auge si rendono conto della distanza siderale tra i 45 giri sanremesi e gli album di Led Zeppelin, Rolling Stones, Deep Purple, Emerson Lake & Palmer – per non parlare dei disciolti Beatles. Incurante, Sanremo ’72 premia canzoni non memorabili di Nicola Di Bari e Peppino Gagliardi, secondo.

Tra le poche cose da ricordare della XXII edizione della kermesse, tre canzoni sconfitte in finale: ‘Jesahel’ dei Delirium di Ivano Fossati, ‘Piazza grande’ di Lucio Dalla, ‘Montagne verdi’ di Marcella.

Fin da bambina Marcella Bella aveva un sogno: partecipare al Festival di Sanremo.

“Salivo sulla sedia e, fingendo che il manico della scopa fosse l’asta del microfono, cantavo imitando le grandi cantanti dell’epoca”. La musica è una passione di famiglia: i suoi fratelli maggiori Gianni, Rosario e Antonio suonano, ma il padre crede soprattutto nelle possibilità della ragazza. Che nel 1965, a soli 13 anni viene iscritta al Festival degli sconosciuti di Ariccia ideato da Teddy Reno.

Marcella vince ma viene squalificata per non aver ancora compiuto 15 anni. Supera la delusione continuando a cantare nelle piazze e nelle feste con un gruppo chiamato I Ninetti di Giuda. Nel 1969 un nuovo disappunto: è scartata a un provino discografico per il suo spiccato accento siciliano. Di qui la decisione di “sprovincializzarsi” trasferendosi in Emilia-Romagna, dove c’è un importante giro di locali. Lì il produttore Ivo Callegari la nota, e le procura un nuovo provino – stavolta superato.

Il primo 45 giri (“Un ragazzo nel cuore”scritta da Mogol e Roberto Soffici) non ha successo. Col secondo, “Bocca dolce” (versione italiana di “Sugar sugar” degli Archies) partecipa al Cantagiro, ma senza troppi risultati. Nel 1971 l’intervento del fratello Gianni smuove le cose: “Hai ragione tu”, da lui firmato con lo pseudonimo G.Bell, le fa ottenere il secondo posto alla Gondola d’Argento di Venezia. Nel 1972 la casa discografica decide di tentare la fortuna al Festival. Il risultato sarà un successo enorme anche all’estero: in Germania, Francia, Spagna (con la versione spagnola “Montañas verdes”) e Giappone.

Con capelli lunghissimi e ricci (i giornali dell’epoca la ribattezzarono “Cespuglio”) e un giubbotto di finto pelo un po’ hippy, Marcella presentò a Sanremo un brano che parlava di emigrazione e nostalgia con toni tutto sommato nuovi, più ottimisti ed adeguati ai tempi rispetto al “paese mio che stai sulla collina” descritto l’anno prima da Josè Feliciano e i Ricchi e Poveri (“Che sarà”).

Con “Montagne verdi” Marcella divenne la prima ambasciatrice di una nuova musica siciliana nel mondo. “Il fatto di essere siciliana non ha rallentato la mia corsa verso il successo, mi ha dato invece qualcosa in più, perché i siciliani hanno qualcosa in più che non so definire, forse è pathos. Il fatto di essere nata a Catania e di aver voluto fare la cantante a tutti i costi, nonostante geograficamente io fossi talmente lontana, non mi ha mai fatto perdere la fiducia in me stessa. Questa forza di carattere l’ho ereditata grazie alle sofferenze siciliane”.

Nel 1991 Marcella (riappropriatasi del cognome Bella) tornò ad affrontare la propria storia e la propria città con la canzone “Sotto il vulcano”, scritta da Valerio Negrini e Roby Facchinetti dei Pooh. La cantante volle estendere il titolo del brano a tutto l’album. “Sono andata via da Catania che non avevo ancora sedici anni: sono diventata donna al nord, però tutte le mie radici sono li. Insomma ho due vite una al nord ed una al sud”. (Da un’intervista a Marcella di Angela Platania, Supereva.it).

Gianni e Marcella Bella hanno contribuito in modo determinante alla reciproca carriera.

Gianni Bella: “A Catania dovevo arrampicarmi un po’ per sopravvivere come musicista, ma stavo bene, avevo un mio successo locale. Se me ne sono andato è stato perché mio padre credeva in Marcella e insistette perché l’accompagnassi nel Cantagiro del 1969. Dopo di che, sono rimasto con lei nel periodo che abbiamo passato tra Parma e Milano, cercando l’occasione per arrivare a un contratto discografico.

“Dopo i suoi primi due singoli, che non andarono benissimo, io firmai per la prima volta un pezzo per Marcella, “Hai ragione tu”, un brano piuttosto beat, anglosassone, con cui si mise in evidenza alla Gondola d’Argento a Venezia. Fu allora che la casa discografica prese la decisione di mandarla a Sanremo. Però era chiaro che volevano autori più famosi del 20enne fratello di quella ragazzina. In quei giorni mi prese una certa nostalgia. Giravo per gli uffici dei discografici e mi mancava Catania e il mio giro di amici e musicisti. Fu così che nacque ‘Montagne verdi’”.

Bella rivela che la prima versione del pezzo, composto alla chitarra, era molto diversa da quella definitiva. “Ma credo che ascoltandola con attenzione si noti l’impronta della musica nera che ascoltavo in quel periodo. Avevo una cultura black: nelle band in cui suonavo a Catania facevamo pezzi di Otis Redding e James Brown, ci piacevano funk e rhythm’n’blues. Così quando feci sentire il pezzo a Giancarlo Bigazzi, mi prese per matto. Lui lavorò sul testo e suggerì di accentuare la melodia, l’idea della nostalgia e del profumo della Sicilia, pensando a me e a Marcella”.

Dopo quasi tre decenni, “Montagne verdi” rimane uno dei maggiori successi della musica leggera italiana. Bella non ne è del tutto sorpreso. “Io credevo tantissimo in questa canzone. Credo che i cosiddetti evergreen siano quei brani che hanno una bellezza loro, autentica, cui la gente ritorna anche quando tutto intorno le cose cambiano. Credo che questa canzone abbia funzionato perché diceva la verità, non c’era nulla di costruito. Una cosa che casomai mi stupisce, ma mi fa molto piacere, è che ai miei concerti la gente la riconosca come mia.

La chiedono, la cantano come un inno, se solo accenno il titolo i ragazzini diventano pazzi. C’è un affetto speciale per questa canzone nata quasi 30 anni fa”.

Scritto da: Redazione


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